Anche La Russia Pensa Alla Diversificazione Su Bitcoin

Jan 16, 2019 at 11:49 // News
La Russia passa a Bitcoin

Iniziano a girare voci di una sostituzione del dollaro con Bitcoin da parte della Russia, ma saranno vere? Se la notizia si rivelasse fondata, potrebbe verificarsi una variazione importante (in positivo) nel prezzo di Bitcoin, una cosa della quale la criptovaluta ha un gran bisogno, dopo un 2018 piuttosto negativo. Dovremo però attendere fino a Febbraio per verificare. Nel frattempo, i trader possono iniziare a muoversi...

Primo Caso: Argentina

Qualche mese fa già era stata ventilata l’opzione di diversificare da parte del governo argentino. Per quel che si sa ufficialmente, la cosa non è ancora stata posta in atto. L’argentina è soltanto uno dei paesi del Sud America che si ritrovano in guai economici dovuti al continuo calo di valore della propria moneta, e storicamente, quando l’inflazione inizia a salire oltre una certa soglia, non esistono cure.

Nei mesi passati il traffico argentino su Bitcoin è andato crescendo regolarmente, come del resto quello di parecchi paesi del Sud America, il tutto nonostante la regolare perdita di valore da parte dell’asset che ha caratterizzato tutto il 2018.

La Russia Si Affianca

Ora, anche da parte della Russia arrivano voci di esame da parte di enti governativi nei riguardi di una possibile diversificazione su Bitcoin.

Con gli USA che insistono a “sanzionare” la Russia e obbligano anche altri paesi, fra i quali l’Italia, a boicottarla, non vengono lasciate molte vie d’uscita per evitare di inflazionare il Rublo e iniziare la “solita” corsa al ribasso del suo valore.

Se la cosa dovesse rivelarsi vera, potrebbe essere posta in essere già a partire da Febbraio, e un impatto positivo sul valore di Bitcoin sarebbe inevitabile. Come si evince dal grafico qui sotto, anche in Russia il traffico Bitcoin non ha fatto che aumentare sin dal 2015.

Un elemento importante per pensare che queste voci abbiano una certa concretezza sono le parole di Putin al forum di investimento di Mosca di Novembre 2018:

Noi non abbiamo intenzione di allontanarci dal dollaro, è il dollaro che si allontana da noi. Quelli che prendono queste decisioni non si stanno sparando nei piedi, ma da qualche altra parte più delicata, più in alto nel corpo.
Siccome si incontra instabilità quando si va a fare affari con il dollaro, emerge un desiderio - e sta succedendo ovunque nel mondo - di ricerca di valute di riserva alternative e alla creazione di un sistema economico indipendente dal dollaro.

E L’Oro?

Il fatto che diversi governi stiano iniziando a considerare Bitcoin come safe-asset, e per di più alla fine (o almeno così si spera) di una corsa in discesa durata un intero anno, la dice lunga sulla fiducia da parte dei vertici di governi e istituzioni. Bitcoin non sarà ancora diventato mainstream, ma chi lavora nel settore sta iniziando a capire di cosa si tratta, e lo scetticismo dovuto alla novità sta iniziando a vaporizzarsi. Le qualità di Bitcoin rispetto all'oro sono evidenti e solo il naturale scetticismo verso il nuovo e lo sconosciuto sta ancora frenando la sua diffusione.

Una comparazione con l’oro è inevitabile: l’oro è sempre disponibile ma di certo negli ultimi anni non si è trattato di un investimento. L’oro è e rimane solo ed esclusivamente un “safe asset”, che comunque ha perso valore negli ultimi anni.

Oltretutto, le cose si stanno muovendo anche nel mercato dell’oro, e con una nuova acquisizione e nuova iniezione di capitale nel mining del metallo prezioso, è più che possibile un ulteriore impatto negativo sul prezzo di mercato.

La Qualità “Nascosta” Di Bitcoin

Quello che forse stanno iniziando a capire, o meglio ad accettare, i vertici di governi e istituzioni, è che Bitcoin possiede una qualità importante che manca all’oro: una curva inflattiva fissata, conosciuta e limitata. L’inflazione di Bitcoin si attesta oggi (e per i prossimi 3 anni) sul 3.8%.

Il valore potrà ancora oscillare a causa del suo mercato limitato e quindi manipolabile, finché non sarà adottato più ampiamente, ma quantomeno la quantità di unità esistenti è conosciuta e non inflazionabile con “mining extra”.

Il Venezuela Quando?

Se c’è un paese che ha bisogno di passare a Bitcoin in questo momento, quello è senza alcun dubbio il Venezuela. Da parecchi mesi ormai i venezuelani vivono in una spirale iperinflattiva del Bòlivar che sicuramente non si fermerà né tantomeno invertirà la sua direzione.

Il continuo aumento di traffico su Bitcoin da parte del Venezuela, lungo tutto il 2018, con valore continuamente in calo, è emblematico del vantaggio che comunque i venezuelani hanno ricevuto nel convertire la loro valuta in Bitcoin. D’altra parte però la situazione in Venezuela è così drammatica che difficilmente potrà diventare il primo paese a funzionare a Bitcoin. Gran parte della popolazione è impossibilitata ad utilizzare il pagamento elettronico per il semplice motivo che guadagnando 5 dollari al mese (al mese) non può certo permettersi uno smartphone. 

Purtroppo non sembra che il governo venezuelano voglia prendere alcuna misura ufficiale nei confronti delle criptovalute, e sta invece procedendo con la consueta misura-suicidio dell'iperinflazione fino al collasso.

Ad ogni modo, il trend di adozione di Bitcoin procede anche per paesi come Perù e Messico. Il Sud America sembrerebbe la zona con tasso di “bitcoinizzazione” più rapida ed esponenziale dell’intero pianeta, ma sicuramente se le voci di questo interesse da parte della Russia dovessero rivelarsi fondate, potrebbe iniziare una situazione interessante verso Oriente.

Ringraziamo coin.dance per le immagini dei chart.